Il principio della paura

Lunedì, 7 Gennaio 2008 ore 15 e 05 Scritto da Alessandro Brollo

La paura: il più grande avversario dell'addestratore

La paura è appresa rapidamente, non è dimenticata facilmente e fortemente associata al movimento delle gambe. È importante identificare lo spettro delle risposte alla paura nei cavalli e evitarle o diminuirle.

    Cos'è la paura?
    La risposta alla paura è il più grande avversario dell'addestratore. La paura negli animali come i cavalli si esprime come risposta di fuga - il Cavallo tenta di sfuggire alle situazioni che lo spaventano. La paura è l'attivazione della risposta di fuga. La risposta di fuga coinvolge l'intero corpo dell'animale. Gli scienziati del comportamento descrivono tutti i livelli della paura come asse HPA (asse ipotalamico-ipofisario-surrenalico [hypothalamic-pituitary-adrenal axis]). Questo nome poco maneggevole suggerisce l'origine della risposta di fuga - il cervello e le ghiandole surrenali. Una struttura situata profondamente nel cervello, l'amigdala, distingue gli stimoli come paurosi o no. Gli stimoli paurosi sono trattati in modo speciale dal cervello in termini di memorizzazione - al contrario delle altre informazioni, gli stimoli paurosi, una volta appresi, non sono dimenticati. È possibile stratificarvi sopra nuove reazioni, in modo che siano meno facilmente richiamati, ma in seguito e per sempre le risposte alla paura richiedono un accurato addestramento per tenerle coperte.

    Una volta che il cervello ha percepito uno stimolo pauroso, l'attenzione viene aumentata e le ghiandole surrenali danno al cuore un segnale di accelerazione. Altri stimoli meno importanti vengono ignorati. È per questo che un cavallo in un Attacco Completo di paura può galoppare contro recinti o automobili o può urtare contro alberi o altri ostacoli. Anche se il cavallo tenta di saltare sopra un recinto, il meccanismo del suo salto è ridotto al punto che le sue gambe sono trascinate sopra l'ostacolo,  magari strappando via i fili più alti. Un salto piatto è caratteristico della risposta alla paura ed è osservato non raramente in cavalli non perfettamente addestrati nella fase di cross del completo. Più elevato è il livello della risposta alla paura, più il cavallo tende ad accelerare e meno è sensibile a qualsiasi altra cosa, compresi gli Aiuti.

    La risposta alla paura è estremamente variabile. È come un interruttore progressivo della luce - può essere attivato completamente o no. Può anche manifestarsi con vari pattern di comportamento. Per esempio, lo Scarto, la sgroppata, l'impennata, l'imbizzarrimento, la tensione, la fuga, l'andatura affrettata, il trottignare, il precipitarsi, l'inarcamento della schiena, la posizione alta della testa "a cervo", il digrignare dei Denti, l'agitare la coda o il tenerla fra le gambe. In tutte le risposte elencate, le gambe perdono il loro ritmo regolare e iniziano a  muoversi veloci ed a scatti. Lo scatto in avanti è la più forte espressione della risposta alla paura. È un meccanismo di difesa che permette al cavallo di sfuggire dalle situazioni pericolose.  Pochi animali sulla terra sono veloci come il cavallo, specialmente su lunghe distanze. La sgroppata è anche un meccanismo di difesa. Si tratta di un  movimento che si è evoluto per scrollare via un predatore dalla schiena del cavallo. L'impennata è un movimento aggressivo/difensivo che non è solo usato nel liberarsi da un predatore ma anche nella lotta fra stalloni. Lo scarto è una componente minore dello scatto, quando una Brusca deviazione contribuisce a evitare la cattura. La sgroppata, lo scatto e lo scarto sono rinforzati (premiati e quindi ripetuti) dalla perdita di contatto del predatore. Sotto la sella e a mano, se il cavaliere perde il contatto durante queste manovre difficili da controllare, sono analogamente premiate dalla perdita di contatto.

    I cavalli mostrano la risposta di fuga allo stesso modo?
    Non tutti i cavalli scappano lontano da ciò che li spaventa. La fuga prevale nei purosangue, negli arabi e nei quarter da corsa. I geni della reazione di fuga che questi animali possiedono in varia misura derivano dai loro progenitori adattati ai climi caldi i cui principali predatori erano i grandi felini. La fuga era una buona soluzione perché i felini non sono dei corridori sulle lunghe distanze. Si affidano a brevi esplosioni di velocità, e solo uno dei membri del gruppo dei felini, il leone, caccia in gruppo. La caccia in gruppo aumenta la distanza di cattura di alcune centinaia di metri. Ma dopo un allarme, gli animali veloci come i cavalli e le antilopi possono sfuggirgli. La caccia cooperativa è la forma di caccia più efficiente, eppure anche i leoni cooperativi hanno un tasso di successo di un attacco su sei. Con i predatori del gruppo dei cani, le cose sono diverse. La caccia cooperativa dei canidi come i lupi e i licaoni non si esaurisce tanto rapidamente, una volta che hanno isolato una preda. I maggiori predatori degli antenati dei cavalli domestici erano i lupi, e mentre pochi animali sulla terra possono battere un cavallo nello spazio di un paio di miglia, un branco di lupi che caccia in modo cooperativo può catturarli con facilità. Quindi, questi cavalli adattati al freddo, dell'Eurasia centrale, che sono predati principalmente dai lupi, non tendono a sfuggire ma a colpire. Mentre le zebre non difendono i loro piccoli dai leoni, loro accorrono, tengono testa ai licaoni e alle iene e sono letali con i loro zoccoli. La gran parte dei cavalli domestici sono una miscela delle razze adattate al freddo, che colpiscono, e delle razze adattate al caldo, che fuggono. Avrete forse notato che alcuni cavalli domestici tendono a sfuggire mentre altri si fermano e calciano quando sono minacciati.

    Apprendimento al primo tentativo
    Mentre la maggior parte delle cose che tentiamo per addestrare un cavallo richiede molte ripetizioni, sfortunatamente la risposta di fuga può essere appresa al primo tentativo. In genere ci vogliono un paio di ripetizioni, ma anche in questo caso si tratta di un tempo di apprendimento molto rapido. Potete immaginare il motivo per cui è necessario che le risposte di fuga sono apprese e ripetute così rapidamente. Le tecniche di fuga che sono risultate efficaci per sfuggire a un predatore devono essere memorizzate istantaneamente per essere riutilizzate in seguito - non c'è grande spazio per tentativi ed errori quando state per diventare il pranzo di un leone. È per questa ragione ch durante l'addestramento quando si affacciano comportamenti di paura la migliore soluzione è quella di eliminare la paura e di consentirle la minima possibilità di essere sperimentata. In questo consiste l'addestramento senza errori, di cui parlerò in seguito.

    Cosa rinforza la risposta di fuga?
    La risposta di fuga viene confermata quando la fuga permette di sfuggire dall'oggetto della paura. In altre parole, ad aumentare la distanza fra il cavallo e l'oggetto pauroso. Questo Rinforzo non consiste solo in una distanza di molti metri messi fra il cavallo e quello che teme; talora si tratta di centimetri. Per esempio, se un cavallo è spaventato dalla frusta o è sensibile sulla testa, lo spostarsi di un Passo dalla frusta o il sollevare la testa fuori della portata delle vostre mani conferma la risposta di fuga in un numero di ripetizioni molto basso. Se un cavallo ha paura del fabbro, è rinforzato quando riesce ad allontanarsi di un passo dal maniscalco. Per cui il maniscalco non dovrebbe allontanarsi affatto, se possibile. Dovrebbe tentare di restare a contatto con il cavallo e di ripetere alcune volte le sequenze di "toccata e fuga".

    Identificare la paura
    Come addestratori di cavalli è importante che impariamo a identificare la risposta alla paura per quello che è. Dovunque, gli uomini di cavalli su questo punto sbagliano a tutti i livelli di abilità equestre. Per molto tempo nel dressage classico è stato fondamentale che il cavallo mantenga la sua velocità, se non gli viene chiesto altrimenti, e questo è ancora compreso nella scala di addestramento moderna in Germania. In questo consiste il ritmo. Se un cavallo non sa mantenersi nel ritmo, allora significa che sta accelerando (sfuggendo) o rallentando. Se il cavallo sta sfuggendo, mostrerà un qualche grado di risposta alla paura. Un esempio classico è il cavallo che di dice troppo focoso nell'affrontare gli ostacoli.   Questi cavalli accelerano di fronte a un ostacolo, e anche nei Pony club questo comportamento pericoloso è spiegato in termini di "competitività". È un'idea completamente errata. Questi comportamenti sono quasi sempre appresi quando, le prime volte, il cavallo sfugge via dagli ostacoli, (il cavaliere non ha controllato il ritmo), e presto associa l'ostacolo con l'accelerazione e l'ostacolo stesso diventa la chiave che elicita questa accelerazione maniacale. Quando succede, l'effetto di rallentamento delle redini viene progressivamente perduto e alla fine la cosa richiede un riaddestramento, oppure viene usata un'imboccatura più severa.  Il cavallo sviluppa una bocca insensibile, che è un comportamento di rimozione, piuttosto che una vera riduzione di sensibilità. In queste circostanze il profilo della composizione del sangue ha gli stessi marcatori della paura, dal punto di vista chimico, di quelli di un cavallo che sta scappando per salvarsi la vita da un branco di lupi. I cavalli sa salto, come i cavalieri, devono  essere addestrati riguardo al ritmo, intendendo con ciò che il cavallo deve saper mantenere da sè la sua velocità e che il salto non deve elicitare mai un'accelerazione superiore a quella necessaria per un morbido e tranquillo effetto di trazione attraverso l'ostacolo. Non  è solo una questione di benessere del cavallo -  è anche una questione di sicurezza del cavaliere. Nel dressage e in tutte le altre attività equestri dobbiamo riconoscere la paura nella tensione.

    Niente movimenti veloci
    Nella gran parte del lavoro di equitazione le gambe del cavallo non dovrebbero muoversi velocemente. Nel dressage, ad esempio, i cambiamenti di velocità del corpo del cavallo
    sono ottenuti mantenendo la velocità delle gambe del cavallo costante ma allungando il passo. I "grandi maestri" dei secoli passati, a cui va il merito di quello che il dressage è oggi, sapevano molto di più di quello che oggi gli viene riconosciuto. Sapevano che il movimento veloce delle gambe porta il cavallo verso la risposta alla paura e che si tratta spesso di una strada senza uscita. Sapevano che un dorso incavato manifesta tensione e paura e  può alimentare la tensione. Avevano capito che l'aumento della velocità si ottiene al meglio mantenendo la stessa velocità di rotazione, ma che all'interno di quella velocità di rotazione un passo più lungo significa una maggiore velocità. I movimenti veloci ed a scatti degli scarti e del trottignare alimentano la risposta alla paura e la tengono sempre pronta per un uso crescente. Se un cavallo scarta in un certo punto, dovrebbe essere cavalcato in quella direzione più lentamente e il cavaliere dovrebbe tenersi pronto a usare le redini e a rallentare il cavallo immediatamente non appena inizia a scartare. Se l'oggetto che produce lo scarto è a destra, sarà l'anteriore destro che spinge le spalle a destra con un gesto di panico, e quindi il cavaliere dev'essere pronto a rallentare l'anteriore destro agendo con la redine destra più che con la sinistra. Questo dovrebbe essere ripetuto finché il cavallo mantiene il suo ritmo fino a sorpassare l'oggetto che gli fa paura. Tuttavia, se gli scarti sono casuali, questo è un forte indizio di comportamento conflittuale - significa che il cavallo è confuso con gli aiuti e che è pesante e lento ai segnali di stop, di vai o di girata.
    Ogni accelerazione o deviazione dal percorso dovrebbe essere accompagnato dall'applicazione immediata degli aiuti di fermata o di girata in modo che i movimenti veloci non siano incorporati nel repertorio del cavallo o, peggio ancora, non si sviluppino ulteriormente. Questo significa che dobbiamo addestrare con uno stile "error free" (senza errori), e che quando il cavallo mostra una risposta di fuga dobbiamo impedire, quanto più possibile,  che le sue gambe lo esprimano. Lo stile error free significa eliminare il comportamento durante la sua espressione (non dopo), ripetendo immediatamente la richiesta. Questo significa rallentare le gambe e poi chiedere di nuovo il "vai". La cosa richiede spesso  di affinare inizialmente la risposta di stop con le redini. Se la richiesta di procedere in avanti provoca la sgroppata, il pattern motorio della sgroppata può essere elaborata dal cavallo prima di essere bloccato, e quindi può venire incorporato nel repertorio di  comportamento connesso all'aiuto "vai".
    Naturalmente, se il cavallo fa solo un "pig-root" (scalcia con un solo posteriore), ripetere il comando vai basta ad ottenere una risposta vai corretta. Se il problema non viene risolto in questo modo, allora occorre applicare la tecnica "error-free". Ogni accelerazione improvvisa dev'essere gestita usando le redini per rallentare immediatamente l'andatura, e l'intensità e la forza del rallentamento è determinata dalla gravità del comportamento del cavallo. Se un cavallo scarta, devia bruscamente, accelera, indietreggia rapidamente o sgroppa, sembra che più è veloce il movimento delle gambe, più indelebilmente il movimento viene ricordato.

    Un certo grado di risposta di fuga può essere utile?
    Un aspetto importante del comportamento del cavallo è che quote crescenti di risposta di fuga o di adrenalina sono necessarie per l'aumento della velocità. Quindi, non tutti gli aspetti della risposta di fuga sono dannosi. Il Galoppo teso non sarebbe possibile senza un aumento della frequenza cardiaca. Analogamente il completo e alcuni tipi di competizione richiedono alcuni dei meccanismi che sono associati alla risposta di fuga. Il problema è capire quando si supera il limite. Chiunque ha avuto la sfortuna di montare un cavallo che prende la mano sa che questi cavalli non rallentano e non girano. Tuttavia un cavallo da corsa ben addestrato che corre alla stessa velocità può essere rallentato e girato. Il cavallo che ha preso la mano è chiaramente in preda alla risposta di fuga molto più profondamente del cavallo da corsa. Quando la risposta di fuga è collegata alla risposta in avanti più del minimo necessario per mantenere quella velocità, il cavallo sta fuggendo. Questo solleva il problema del self-carriage. Una caratteristica fondamentale del self-carriage è che la velocità del cavallo è sotto controllo. I cavalli montati e condotti, la cui velocità è controllata dalle mani, esprimono una forma minore di fuga. Anche i cavalli confusi tendono a fuggire e il ritmo e la velocità vengono controllati dal cavaliere. Il cavallo non è in grado di sfuggire e il suo dorso è ulteriormente incavato, il suo passo è rigido e saltellante.

    Recupero spontaneo
    Quante esperienze di tensione e di fuga possiamo consentire ai nostri cavalli? Nessuna. Siccome i comportamenti che sono associati con le risposte di fuga sono ricordate dopo un singolo episodio, le esperienze paurose stanno in attesa nei magazzini del cervello. Le risposte alla paura sono soggette a quello che gli scienziati chiamano "recupero spontaneo" - la tendenza a riapparire nell'animale con la stessa energia della volta precedente. Più grande è stata l'esperienza di paura che l'animale ha provato, più è alta la probabilità di in recupero spontaneo. Per cui, ignorare un episodio ragionevolmente serio di fuga o di sgroppata o di scarto può comportare che possa riapparire quando meno ve lo aspettate. In genere il comportamento riappare in periodi in cui l'animale è preoccupato e i livelli di stress sono un po' più alti - per esempio, quando gli viene insegnato qualcosa di nuovo. Inseguire cavalli paurosi in tondino può anche avere un effetto analogo nel recupero spontaneo. Se il cavallo sta correndo con tutti i segni della tensione (testa alta, schiena incavata, piccoli passi saltellanti) , stanno maturando problemi. È un pessima idea, sia per lo stato mentale del cavallo, che per le sue relazioni con l'uomo. In sostanza, il cavallo sta apprendendo e immagazzinando la risposta alla paura per usarla più tardi. Ma soprattutto quello che il cavallo sta apprendendo è l'associazione fra paura e eseri umani. Tutti gli eminenti etologi che conosco sono d'accordo su questo punto. Se un cavallo viene inseguito in un tondino e mostra la schiena incavata, la testa alta e gambe che si muovono veloci, allora, nonostante ai benefici immediati a breve termine proclamati dai sostenitori del lavoro nel tondino, questo tipo di lavoro può essere la ricetta per ulteriori, e talora più gravi, espressioni di paura, e per creare crepe nel legame fra uomo e cavallo. A parte le interpretazioni umanizzanti, dovete provare a mettervi nei panni del cavallo. Essendo stati per milioni di anni in cima al menu dei predatori, ha reso il cavallo particolarmente sensibili a qualsiasi cosa possa corrispondere all'essere rincorso. Se sta nascendo tensione fra uomo e cavallo, la miglior cosa che possiate fare è di evitare di rincorrere il cavallo. D'altra parte non c'è niente di male in un lavoro alla corda lunga, svolto correttamente, purché il cavallo sia rilassato. Se il cavallo gira in tondino e con la  corda lunga a velocità controllata e senza schiena arcuata, possono esserci grandi benefici nell'addestramento. Ogni accelerazione brusca dev'essere corretta con una transizione verso il basso attraverso la longe.

    Controllo delle gambe del cavallo
    Un etologo americano, Temple Grandin, ha dimostrato alcuni anni fa che la "terapia della contenzione" funziona, con i cavalli. Ha osservato cowboy americani mettere Mustang selvaggi in cassoni, con la sola testa sporgente, e riempire poi i cassoni con grano da un silos. Poi vicino alla testa venivano agitati sacchetti ecc. I cavalli non erano in grado di esprimere fisicamente la loro risposta alla paura perché le gambe erano immobilizzate. Quando i cavalli emergevano da quello stato di costrizione, erano molto più tranquilli e facili da controllare; la risposta alla paura era attutita per qualche tempo. Per molto tempo che domava cavalli in Australia e i sussurratori hanno legato le zampe dei cavalli bloccandoli a terra o immobilizzandoli. Tutte queste tecniche temporaneamente controllano la risposta di fuga, nonostante venga erroneamente attribuito a queste tecniche la capacità di produrre "rispetto" e "sottomissione". Quello che in realtà avviene è che gli stimoli che producono paura sono scollegati dalla risposta di fuga. Tuttavia questo genere di pratiche sono viste per lo più come pratiche eticamente scorrette.

    Il modo migliore e più efficace di controllare il movimento delle gambe dei cavalli con un risultato durevole è quello di fare un efficace lavoro a terra in modo regolare. Un lavoro a terra corretto offre  un pieno controllo sul movimenti delle gambe del cavallo. Nel metodo di lavoro a terra  AEBC noi condizioniamo il cavallo a muoversi solo in base al segnale fornito con la longhina, e che il segnale della longhina dev'essere insegnato scrupolosamente in modo che il cavallo possa essere fatto immediatamente procedere o indietreggiare con un segnale molto leggero, e che continui nel movimento finché non riceve un diverso segnale, mantenendo una direzione diritta e tenendo la testa all'altezza del Garrese. Il cavallo dev'essere anche capace di restare "parcheggiato" finché non gli viene chiesto di muoversi. Altri addestratori usano tecniche leggermente diverse, tuttavia il comune denominatore di tutte è che le gambe del cavallo devono essere sotto controllo  e che non sono consentiti movimenti casuali, e specialmente non lo sono i movimenti casuali rapidi. È ben noto che più il cavallo usa movimenti rapidi casuali, più tende a utilizzarli. Analogamente sotto la sella un completo controllo del movimento degli arti è la soluzione sia per prevenire comportamenti pericolosi che per la riabilitazione da questi comportamenti. Come ho ricordato in un precedente articolo di questa serie, le varie pressioni delle redini e delle gambe pongono confini attorno al comportamento del cavallo, ottenendo il controllo completo dei suoi piedi in termini di accelerazione, decelerazione e direzione. La trasformazione di queste pressioni in aiuti leggeri  aggiunge  rilassamento all'obbedienza perché gli aiuti leggeri non sono invadenti e sono prevedibili.

    Comportamento conflittuale
    Quando gli animali sperimentano regolarmente per molto tempo la risposta di fuga, la loro concentrazione ematica di sostanze chimiche correlate allo stress, come il cortisolo, aumenta. Negli studi del comportamento, il cortisolo è risultato un indicatore molto affidabile dello stress e nel lungo periodo ha effetti dannosi sulla fisiologia dell'animale. Una tensione al lungo termine può anche sfociare in comportamenti conflittuali come l'ansietà, l'aggressività e perfino 'automutilazione.

    Quando un cavallo diventa confuso, la prima reazione è generalmente la tensione. Questa tensione generalmente rende il cavallo propenso a sfuggire dalle situazioni stressanti. Più il cavallo diventa confuso, maggiore diventa la tendenza a scappare, a scattare via o a scartare. Le richieste opposte predispongono il cavallo ah alti livelli della risposta di fuga. Le risposte opposte agli aiuti comprendono reazioni come quella di rallentare dopo un aiuto di gamba, di accelerare dopo un aiuto d redine, di girare a sinistra dopo un'azione di redine destra o a destra dopo un'azione di redine sinistra (ome nella caduta di spalla all'interno o all'esterno). Tuttavia, nell'addestramento del cavallo, i più alti livelli di tensione insorgono dall'effetto bloccante dell'uso contemporaneo delle redini e delle gambe. Solo un piccolo numero di cavalli non mostra segni clinici di tensione in queste circostanze. Gli animali semplicemente non possono accelerare e decelerare contemporaneamente per cui il cavallo impara che gli aiuti sono "aiuti" solo quando il loro livello supera un contatto pesante. Uno stile di addestramento di questo tipo significa che degli speroni a rotella appuntiti e redini doppie con aste a leva diventano attrezzi indispensabili, tuttavia il buon senso dovrebbe suggerire che standard più alti di addestramento dovrebbero richiedere meno ferramenta, piuttosto che una quantità maggiore.

    L'identificazione ed il trattamento del comportamento da paura è una parte assolutamente essenziale delle capacità equestri.  Per il nostro bene e per la sicurezza dei nostri bambini dobbiamo sbarazzarci del mito che il cavallo che si affretta verso gli ostacoli sta manifestando  "competitività" e che si rende conto di quanto sta facendo perché sostanzialmente vuole lusingarci. Se gli addestratori di cavalli imparassero a identificare correttamente la varietà delle risposte alla paura che i cavalli manifestano durante l'addestramento, e apprendessero l'importanza di non includere pattern di movimento da paura in tutte le discipline equestri, cavalcare e addestrare diventerebbero molto più sicure sia per i cavalieri che per gli addestratori. È confortante vedere che le università di studi equestri in Gran Bretagna e in Australia stanno abbracciando questa consapevolezza, che alla fine si diffonderà nel resto del mondo equestre.  

Articolo pubblicato in The Horse Magazine, Febbraio 2005 - Autore:  Andrew Mc Lean.

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