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 Juan Carlos Garcia 
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Messaggio Juan Carlos Garcia
qualcuno sa qualcosa sul campione: Juan Carlos Garcia


giovedì 7 luglio 2005, 20:25
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Messaggio Juan Carlos Garcia
in che senso ?
dove abita?
Cosa mangia a pranzo?
Dove andrà in vacanza?

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Lui mi legge nel pensiero, io prevedo le sue intenzioni... Siamo una cosa sola io e lui...

Pacos, Lucky e Michael... quanto vi amo !!!


giovedì 7 luglio 2005, 20:26
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Io ho fatto uno stage cn lui....
ma cosa vuoi sapere?!

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:-) :-) Quel cavallo,il mio cavallo,non era stato creato per calpestare la terra ma aveva l'istinto per l'aria e ogni volta che spiccava il volo cercava di lasciarmi lì...:-):-)
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giovedì 7 luglio 2005, 20:34
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Qui c'è tutto su di lui....
http://www.quotidiano.net/cavallomagazi ... le&sid=132
oppure qui...
http://www.ilpassaporto.kataweb.it/dett ... =30204&s=7

ora foto...
20/06/05 Rotterdam il Gp a Lars Nieberg, 7° Juan Carlos Garcia e Albin III




. [img]/public/uploaded/forum/Ely_cata_tvb/20057720537_Juan%20Carlos%20Garcia..jpg[/img] 47,87 KB

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:-) :-) Quel cavallo,il mio cavallo,non era stato creato per calpestare la terra ma aveva l'istinto per l'aria e ogni volta che spiccava il volo cercava di lasciarmi lì...:-):-)
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giovedì 7 luglio 2005, 20:47
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quello lì non è mica Garcia......


giovedì 7 luglio 2005, 21:22
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gracias!!![;)]


giovedì 7 luglio 2005, 21:31
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infatti neanche a me sembrava troppo lui!


giovedì 7 luglio 2005, 21:50
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albin lo monta con la capezzina messicana, e molto piu bello di quello, e poi garçiA NN ha la giacca verde bensi nera. E poi e molto piu bello...

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venite sioriii.. la decima e gratis



°MaRtY e FiGo ThE bEsT 4 eVeR°


giovedì 7 luglio 2005, 22:26
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in che senso ?
dove abita?
Cosa mangia a pranzo?
Dove andrà in vacanza?

Eheheh io lo so, io lo so! Insalatina a pranzo!

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giovedì 7 luglio 2005, 23:00
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A me quello della foto sembra Markus Fuchs...

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venerdì 8 luglio 2005, 9:11
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quello della foto è un po' chiaro di carnagione per essere garcia.
io cmq gli ho visto fare un bel volo in mezzo al largo domenica in gp e con gli altri due cavalli uno scandalo.non potevo credere fosse lui.....sarà stata la birra gratis?????[:o)]

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Per me si va ne la città dolente,
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venerdì 8 luglio 2005, 9:16
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ciao air....ho trovato questo articolo....spero che sie esauriente...[:D][:D]
ciao


Cita:
""""""Stiamo parlando di Juan Carlos Garcia, nato a Bogotà, 33 anni, quattro di permanenza in Francia e dieci in Italia, prima a San Patrignano, poi al Gese di Bologna e ora nelle scuderie di Giordano Bernabé. In mezzo ci sono due Olimpiadi, Seul ’88 e Barcellona ’92, con la finale disputata in entrambe, i Mondiali di Aquisgrana e Stoccolma, la finale ai Giochi Panamericani di Indianapolis, l’oro nei Giochi Boliviani. E ancora due vittorie a Piazza di Siena ’99 e due al Pavarotti International, una serie di piazzamenti di massimo livello in Gran Premi (1° a Lisbona, 2° a La Baule, Dinard e Vienna). Anche se nelle competizioni internazionali Juan Carlos Garcia indossa i colori della sua Colombia, in Italia ci lavora e vive stabilmente con la compagna Susanna e la figlioletta di cinque anni Maria Francesca.
Adesso vive a Magenta, da dove ogni mattina raggiunge il centro ippico. All’alba, perché è un grande lavoratore, un meticoloso preparatore di cavalli, che non lascia mai niente al caso e che, stabilito un programma di allenamento, lo porta avanti fino nei minimi particolari.
Per questo non ha hobby particolari ed è un tipo tutto famiglia e cavalli. Ed è ancora per questo che, in gara, i suoi cavalli mostrano sempre una splendida condizione atletica.
Un exploit, anzi una conferma
Per meglio descrivere l’uomo e il cavaliere Garcia, un episodio può risultare emblematico. Nel Gran Premio indoor di Castellazzo del febbraio 2001, in sella al sauro olandese Iron, all’epoca 11enne, Juan Carlos è stato fra i tre protagonisti del barrage finale insieme al campione mondiale Rodrigo Pessoa (Gandini Baloubet du Rouet) e Roberto Arioldi (Dime de La Cour), mancando solo per un soffio (si è piazzato al secondo posto per colpa di una barriera “pelata” nel terzo giro) il mezzo miliardo di super premio e la vittoria, conquistata dal fuoriclasse brasiliano. Dopo la gara, con una calma serafica, Garcia dichiarò: «Per Iron era la prima prova importante dopo lo stop forzato della stagione 2000, conseguenza di una serie di inconvenienti subìti prima del mio arrivo alla Scuderia Barnabé. Infatti io vi arrivai dopo l’estate 2000 e il lavoro per rimettere in condizione il cavallo dovette proseguire tutto l’inverno. Dunque sono molto contento del risultato di Castellazzo e di come si è comportato Iron, perché conferma la bontà del lavoro svolto».
In realtà Juan Carlos era arrabbiatissimo, non solo perché è un agonista nato, ma anche perché il possente sauro prima di arrivare sotto la sua sella era stato agli ordini di un altro fuoriclasse, Gianni Govoni, e quindi, a Castellazzo, Garcia aveva addosso gli occhi di tutti. Ma lui non recriminò, anzi glissò sul prima e sul dopo, con un comportamento che mette in risalto un’altra delle sue doti: il garbo. Sempre misurato, educato, sa usare tatto e savoir faire, tanto con le persone quanto con i cavalli. Insomma un gentleman dall’à-plomb britannico ma dal cuore latino che è solito affrontare con impeto e stile gli ostacoli più impegnativi.
L’eleganza in sella
Quello di Garcia è un modo elegante e al contempo efficace di stare in sella: la gamba sempre a posto e il busto dritto ma elastico, la mano che sa intervenire senza mostrarlo. Grande senso del cavallo e perfetto insieme. Un modo naturale che gli deriva da un imprinting, se così si può dire, che solo pochi cavalieri, quelli che fra i cavalli ci sono nati davvero, possono vantare. Il babbo Antonio, infatti, allevava tori vicino a Bogotà e lì i cavalli servono per destreggiarsi fra il bestiame dalle corna aguzze e letali. La doma vaquera forgia cavalieri incollati alla sella, abituati a sentire il cavallo per padroneggiarne la forza e gli equilibri. Di lì all’agonismo nel centro ippico locale il passo fu breve. Nacque una squadra di promettenti ragazzini della scuola che, oltre a Garcia, comprendeva William, René e Carlos Lopez, e Andrès Peñalosa. Tutti, in seguito, sarebbero diventati cavalieri famosi.
«Il primo a partire per l’Europa» ricorda Garcia, «fu Carlos Lopez, il più grande. Andò in Francia. Uno per volta lo seguimmo anche noi altri. Io con la scusa di andare solo qualche mese a imparare un’altra lingua, dopo le scuole superiori, che in Colombia durano fino ai 16 anni, perché i miei genitori (ora vivono in Spagna, n.d.r.) erano contrari. Quello fu l’unico sistema per strappare un sì. Montavamo per Guy Martin, un commerciante che poi vendette il famoso Monrif ad Andrea Riffeser, e che tra i clienti aveva anche Vincenzo Muccioli. Di lì nacque il rapporto con l’Italia, con San Patrignano. Carlos (Lopez, n.d.r.) ci andò per montare Avenir di San Patrignano, io per montare Quel Type d’Elle. Però, a quell’epoca, noi ragazzi venuti dalla Colombia avevamo già partecipato alle Olimpiadi, tutti avevamo già alle spalle diverse Coppe delle Nazioni».
A San Patrignano Juan Carlos rimase quattro anni «…un’esperienza straordinaria…», prima di trasferirsi al Gese da Alessandro Zanini, altri cinque anni indimenticabili «Le cronache sportive scrivevano “il bolognese Juan Carlos Garcia”. Mi ero fatto un sacco di tifosi».
Nuova scuderia, la storia continua
Alla fine dell’estate del 2000 Garcia è passato alla scuderia di Giordano Bernabé, un grande appassionato che ha il proprio centro ippico privato presso Arluno, alle porte di Milano. Lo dirigono le figlie Monica che si occupa della gestione, e Sonia che segue l’organizzazione tecnica e i cavalli. Tutti, in famiglia, stravedono per Juan Carlos, conquistati dai suoi modi e dalla sua professionalità. Lui ha cominciato a ricambiarli con il secondo posto a Castellazzo nel 2001. Poi nel resto della stagione ha confermato ai Bernabé che avevano fatto la scelta giusta riportando una serie di risultati di primissimo piano. In questa prospettiva gli abbiamo posto alcune domande.
Come si trova nella “nuova” scuderia?
«Benissimo. La famiglia Bernabé è composta da veri appassionati, che amano profondamente i cavalli. Mi hanno messo a disposizione soggetti importanti e intendo ricambiare con risultati concreti la fiducia che mi è stata accordata. Il grande obiettivo rimane il Campionato del mondo di Jerez».
Posto che non bastano interi libri per spiegarlo, cosa deve avere oggi un cavaliere per affermarsi come professionista?
«Ovviamente deve possedere delle qualità. Tecnicamente tutto si basa sul lavoro in piano e sulla posizione in sella. Non si va avanti se non si ha la gamba a posto o il giusto contatto. Bisogna lavorare meticolosamente per mettere ogni soggetto nella migliore condizione atletico-psicologica e far tesoro di ogni esperienza. I cavalli vanno capiti e rispettati e per farli crescere tecnicamente bisogna saperli aspettare».
Ma il professionismo non impone, al contrario, di inseguire il risultato?
«Oggi i tempi sono compressi perché ci sono molte più gare. Però i cavalli vanno ugualmente lasciati maturare: non sono macchine. Le grosse scuderie ti permettono di aspettare e rispettare i tempi di ogni cavallo perché te ne mettono a disposizione più di uno. Se invece un professionista dispone di un solo cavallo è costretto a stringere i tempi. E finisce per chiedere troppo e troppo presto, col rischio di accorciare drasticamente la carriera del proprio cavallo. Per mantenersi “nel giro” il professionista deve avere alle spalle una grossa scuderia con diversi soggetti. Solo così può permettersi di scegliere a quali gare partecipare, con un cavallo o con l’altro, a seconda delle rispettive caratteristiche. Un po’ come fa Pessoa: usa Gandini Baloubet per gli “indoor”, dove è il numero uno, mentre a Llanos riserva i campi più spaziosi».
In Italia i cavalieri hanno difficoltà a disporre di più cavalli competitivi…
« Sì perché il livello dell’allevamento nazionale è ancora carente. Acquistare all’estero, spesso, significa portare a casa solo la seconda scelta, perché gli stranieri quando hanno un crack se lo tengono, oppure chiedono cifre inavvicinabili. Ecco perché bisogna puntare sui cavalli giovani, da farsi in casa propria. Ma i Italia il problema non è solo questo».
Può spiegarsi meglio?
«In Italia i cavalieri non hanno una tecnica comune. Per intenderci, qualcuno monta più alla tedesca, qualcuno in modo più leggero e in avanti, all’americana. Perciò è difficile anche preparare i cavalli giovani per clienti che possono montare con stili tanto eterogenei. All’estero i cavalieri di una nazione montano tutti con la stessa tecnica, si scambiano consigli e anche i cavalli. Cosa, quest’ultima, che qui in Italia è rarissima nonostante vi siano molti cavalieri veramente eccezionali

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La gente vede la follia nella mia colorata vivacità e non riesce a vedere la pazzia nella loro noiosa normalità!

Virgilius..a little bastard!!


venerdì 8 luglio 2005, 9:24
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Juan Carlos Garcia, er mejo che ci sia!!
Grandioso, ha lasciato la Colombia, paese in cui sarebbe di sicuro stato il numero 1, vista la scarsa concorrenza, per mettersi alla prova con altri avversari..ed è riuscito a diventare campione italiano! Certo, in Colombia non avrebbe di certo avuto le possibilità che ha in Italia, però è ammirevole lo stesso, no?!? Voci di scuderia dicono che ora si stia dando anche al completo! NOn contento di essere tra i migliori al mondo in salto ostacoli, ora prova anche a stravincere in completo. La grinta di certo non gli manca, l'abilità nemmeno... staremo a vedere. Vedremo Giovanni Carletto anche in dressage?!?
Lui e Albin sono un binomio eccezionale secondo me! W J.C!


venerdì 8 luglio 2005, 10:05
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ah att.ne mi pere che qst art.sia un pò vecchietto...[:)]
ci possono essere dei cambiamenti non citati[:D]

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venerdì 8 luglio 2005, 10:05
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